Louder Than a Bomb è il titolo del nuovo libro di Giuseppe Pipitone aka u.net, uscito per la casa editrice Agenzia X, come tutte le sue precedenti pubblicazioni: il tema centrale è ancora una volta la cultura Hip Hop, e nello specifico la Golden Age culturale e musicale, che ha caratterizzato gli States e la cultura afroamericana nel profondo. Il libro è disponibile nelle librerie dal 10 Ottobre scorso, ed ordinabile anche dal sito della casa editrice. A seguire vi lascio il testo di presentazione, ripreso direttamente dal sito dell'Agenzia X:
"Louder Than a Bomb è un viaggio attraverso le origini e l’esplosione della golden age dell’hip hop, il periodo in cui da cultura underground radicata nell’ambiente urbano divenne un fenomeno mainstream, con largo seguito nelle aree suburbane. Il volume raccoglie una serie di racconti orali dei protagonisti e alcuni brevi saggi introdotti da una cronologia su politica, moda, sport e cinema dell’America nera degli anni ottanta, ed è completato da una panoramica sulla scena londinese che mette in risalto il primo impatto dell'hip hop in Europa. u.net con il suo stile narrativo sincopato costruisce un collage di immagini, digressioni, salti temporali, agganci e aperture per presentare i diversi argomenti, come in un cut & paste di una produzione rap. Il suo obiettivo è sempre quello di fornire al lettore gli strumenti utili a comprendere un movimento culturale in rapporto alla complessità del periodo storico".
Come già accennato, u.net è già autore di altri due libri, Renegades of Funk e Bigger Than Hip Hop, entrambi stra-consigliati e davvero ben scritti (tra l'altro, usati anche da noi del blog come spunto e ispirazione per diversi articoli). Quello che trovate a seguire è il video della presentazione del libro, realizzato allo Strike SPA di Roma (in occasione del decennale del centro sociale): Giuseppe Pipitone è accompagnato da Dj Stile (storico membro dell'altrettanto storico collettivo di djs Alien Army), che delizia come al solito le nostre orecchie.
Vi auguriamo una buona visione, nella speranza che possiate apprezzare ancor di più l'iniziativa e, di conseguenza, supportarla. In aggiunta al video, a fine articolo trovate anche un'intervista realizzata con l'autore, nella quale ci parla del suo rapporto con la doppia H e dei tre libri sinora pubblicati. Enjoy it!
INTERVISTA
1. Primo contatto con la cultura HH (video, musica, fanzine, b-boys), e cosa ti ha ispirato e colpito del movimento, portandoti a studiarlo negli anni.
Il primo contatto con la cultura Hip Hop è avvenuto tramite due video musicali, Walk this Way dei Run DMC e Fight For Your Right to Party dei Beastie Boys. Quei riff rock su basi hip hop e le immagini di quei due incredibili video catturarono da subito la mia immaginazione. Erano accattivanti, duri e ribelli. Grazie ad amici che mi duplicarono alcune musicassette, mi avvicinai quasi da subito anche ad altri artisti venendo catturato dal sound e dalle liriche di Rakim e KRS One. Criminal Minded e Paid in Full furono due pietre miliari nel mio percorso, ma l’immersione totale in questo movimento avvenne con l’ascolto di It Takes a Nation of Million to Hold us Back dei Public Enemy. Se Rakim e KRS One mi affascinavano per le liriche che raccontavano la dura realtà quotidiana nei ghetti neri urbani dell’epoca, Chuck D si rifaceva alle esperienze di lotta e leader politici del passato nel tentativo di dare vita a un rinascimento culturale e politico all’interno della comunità afro americana.
2. Renegades of Funk e Bigger Than Hip Hop: dall'idea di realizzarli alla stesura finale. Parlaci di questi due progetti, di qualche aneddoto magari a loro legato.
Bigger than Hip hop nasce dopo anni di viaggi ed esperienze con diverse organizzazioni politiche nere e dall’esigenza di raccontare le condizioni sociali, economiche, sanitarie e politiche della comunità nera all’alba del 21esimo secolo. I primi viaggi negli Stati Uniti erano motivati dall’esigenza di scrivere una storia orale sul Partito delle Pantere Nere, ecco perché per i primi anni le mie relazioni facevano riferimento al solo ambito storico e politico. Nel corso degli anni sono riuscito però a crearmi un network di contatti e, in molti casi, amicizie con personaggi che afferivano a un panorama più ampio e diversificato della cultura e della politica. Dall’incontro con diversi esponenti dell’universo Hip Hop e dalla comprensione del profondo radicamento di questa cultura nella realtà nera contemporanea, è nata l’idea di presentare lo stato della comunità nera attraverso una lente d’ingrandimento chiamata Hip Hop. Durante la promozione del libro, confrontandomi con numerosi giovani, ho realizzato quanto fosse indispensabile un approfondimento sulla scena originale, su quei primi dieci anni nel Bronx, periodo sul quale c’erano poche testimonianze a disposizione. Per utilizzare l’Hip Hop come strumento di educazione era indispensabile educare sulle origini dell’Hip Hop. Così è nato il progetto di Renegades of Funk, una storia orale e musicale sulla old school, con interviste con oltre trenta pionieri.
I due degli aneddoti a cui son più legato fanno riferimento all’MCing. Nel luglio 2008 viaggiavo su un pulman che mi stava portando da Manchester a Birmingham. Viaggiavo con alcuni degli artisti Hip Hop più in vista della scena underground e non internazionale, tra questi alcuni tra i miei preferiti: Black Thought (The Roots), Lord Finesse, Ursula Rucker. Non era tanto stare tra di loro quanto il loro rappare a cappella alcuni tra i pezzi più noti degli anni '90 insieme a leggende della scena europea e a giovani emergenti MC provenienti realmente da tutto il mondo. Il secondo episodio è avvenuto l’anno dopo in un liceo di Harlem. In quell’occasione i Ground Breakers, un super gruppo formato da alcuni tra gli MC più noti della old school, stavano facendo le prove per un loro spettacolo imminente. Durante una pausa, KK Rockwell(Funky4/Double Trouble), LA Sunshine (Threacherous3), T Ski Valley, Reggie Reg (Crash Crew), The flyest Booski (Grandmaster DST & The Infinity 4 MCs), hanno formato un cerchio intorno a me e hanno iniziato un freestyle chyper dedicato alla mia celebrazione della old school, Renegades of Funk.
3. Come hai selezionato gli artisti che sono presenti nella raccolta allegata a Renegades of Funk.
In realtà, non c’è stata una reale selezione da parte mia. È stata più una selezione naturale. Mi spiego meglio. Sono partito alla ricerca dei personaggi più conosciuti grazie ai contatti che la mia profonda amicizia con Henry Chalfant (Subway Art/Style Wars/From Mambo to Hip Hop) e con Charlie Ahearn (Wyld Style/Yes Yes Y’all) mi garantiva. Approfondendo lo studio e imparando in prima persona nuovi elementi su quel periodo, ho provato ad allargare il mio network di relazioni e conoscenze. In questo sono stato aiutato dalla crescente popolarità di Myspace utilizzato come primo punto di contatto con alcuni personaggi. Il lavoro svolto con Bigger Than Hip Hop e la benedizione della maggior parte di questi artisti sono stati fondamentali per avere accesso a quasi tutta la scena. Dico quasi poiché, seppur in rari casi, non sono riuscito a trovare alcun contatto fruibile (tra questi Kool Herc, intervistato poi a Rimini nel gennaio 2009), non ho ricevuto risposta e, in tre occasioni sole, mi sono stati chiesti dei soldi per poter realizzare l’intervista. Da parte mia ho cercato di individuare tutti i protagonisti principali delle diverse discipline per offrire una visione d’insieme sulla nascita ed evoluzione della cultura Hip Hop durante quell’incredibile decennio (1973-1983).
4. Introduci ai tuoi lettori Louder than a bomb.
Louder than a Bomb nasce come progetto collaterale alla storia orale e fotografica sul leggendario club Latin Quarter di NYC che sto portando avanti da qualche anno con Paradise The Architek (X Clan). L’immersione totale negli anni '80, le interviste che mi parlavano della New York di quegli anni e della nascita ed evoluzione della nuova scuola del rap che conquistò la scena nella seconda metà degli anni '80, mi hanno spinto ad approfondire quei temi che avevo solo lasciato intravedere in Renegades of Funk e raccontare quella rivoluzione musicale, estetica e lirica chiamata Golden Age. Una cronologia su politica, moda, sport e cinema aiutano quest’immersione nella realtà dell’America nera degli anni '80.
5. Qual è il tuo artista preferito, in ambito strettamente Hip Hop?
Il personaggio di riferimento per la storia della cultura Hip Hop è sicuramente Afrika Bambaataa. Il miglior gruppo di tutti i tempi i Public Enemy. Nella scena contemporanea apprezzo diversi artisti come Talib Kweli, Mos Def, Common, Pharoahe Monch, Lupe Fiasco, Immortal Technique e altri ancora, ma tutto il mio rispetto e affetto è per due grandi MC e amici come Boots Riley (The Coup) e M1 (Dead Prez/AP2P), entrambi impegnati sia sul fronte politico sia culturale/musicale.

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